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Lez. 138 - Il problema umano del desiderio e della paura della vicinanza

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
26 novembre 1965

Traduzione in italiano di Simona Fossa
Revisione non ancora effettuata
Edizione Marzo 2022

  1. Saluti, miei carissimi amici. Vi porto le benedizioni per questo incontro e per ogni passo e sforzo che fate per la vostra crescita e il vostro sviluppo. Possa questa lezione essere un’altra pietra miliare sulla vostra strada verso l’autosufficienza e l’autorealizzazione.

  2. La lotta più grande per gli esseri umani è quella tra il loro desiderio di superare l’isolamento e la solitudine, e allo stesso tempo la paura del contatto intimo e stretto con un altro essere. Spesso il desiderio e la paura sono ugualmente forti, così che le persone si sentono spinte in direzioni opposte. Questo provoca una tensione tremenda. Il dolore dell’isolamento spingerà sempre le persone a tentare di fuggire da esso. Quando questi tentativi sembrano avere successo, la paura della vicinanza li porta a tirarsi di nuovo indietro e ad allontanarsi dall’altro. E così il ciclo va avanti, con gli esseri umani che prima erigono e poi distruggono le barriere tra loro e gli altri.

  3. Tutti gli individui che si trovano su un sentiero come questo, si troveranno prima o poi a considerare la propria situazione da questa prospettiva. Tutti i loro turbamenti, disarmonie e sofferenze possono finalmente essere ricondotti alla lotta tra il desiderio e la paura della vicinanza come semplice denominatore comune. La vostra distruttività e la vostra insistenza a mantenere entrambi queste sensazioni sono le barriere che vi tengono separati dagli altri.

  4. È possibile avere una bella relazione con un’altra persona solo quando siete motivati dal vostro essere più profondo. Se la relazione si fonda unicamente sull’intelletto e sulla volontà esterna, queste facoltà non potranno trovare il delicato equilibrio per permettervi di esprimervi, e al contempo di aprirvi all’altro. Poiché è impossibile stabilire una regola sul ritmo di questo scambio reciproco, il cervello non è in grado di creare un equilibrio. E neppure l’io-mente riesce a trovare l’equilibrio tra l’autoaffermazione e il cedere, tra il dare e il ricevere, o tra la partecipazione attiva e quella passiva. Questi equilibri sono così delicati che non possono essere stabiliti in modo preciso. Allo stesso tempo, l’intelletto esterno è uno strumento che regola, predetermina e pensa meccanicamente; stabilisce regole e leggi. Da solo non è sufficientemente intuitivo e flessibile per accogliere ogni momento per come si presenta nel presente, e per rispondervi adeguatamente. Per avere una risposta flessibile è importante che il nucleo del vostro essere venga attivato. Allora la relazione con un altro essere può essere spontanea e reciprocamente soddisfacente.

  5. Se non si è in contatto con il proprio essere più intimo, non si può funzionare correttamente laddove la vita richiede risposte creative, né si può contattare l’essere più intimo di un’altra persona. E questa è fondamentalmente la vera relazione, la vicinanza che elimina l’isolamento. La relazione e l’espressione intima di sé fluiscono con il flusso della vita e creano una pace dinamica. Tutto il resto è tensione, sforzo e difficile disciplina, e non porta alla grande libertà e alla gioia dell’intimità.

  6. Come già sapete, gli esseri umani sono terrorizzati da se stessi. Fanno di tutto per evitare di guardarsi in faccia. Dopo aver superato specifiche difficoltà e resistenze, scoprirete che le vostre paure non erano giustificate. Allora proverete sollievo e avrete periodi di vitalità, perché in un dato momento siete riusciti a contattare il vostro essere più profondo. Il contatto reale con gli altri è impossibile se il sé interiore viene ignorato. Voi sapete che anche la fuga può assumere molte forme. Se non avete prima contattato il vostro vero sé, non potete permettervi la libertà e la rinuncia al controllo, che sono necessarie per rispondere dall’interno.

  7. Perché la paura di sé e la paura di contattare gli altri è così grande? Fondamentalmente la paura è dovuta agli intenti distruttivi, e in particolare al vostro proposito di rifiutare di darvi alla vita. Facendo il lavoro su un sentiero come questo, molti dei miei amici hanno incontrato esattamente questo tipo di atteggiamento nel profondo di loro stessi. Se tutte le persone fossero veramente disposte a dare ciò che sono, sia il loro potenziale che il loro sé già realizzato, se offrissero volentieri il loro meglio alla vita e lo adottassero deliberatamente come loro obiettivo, non potrebbero essere in conflitto con se stesse o con la vita. Questo perché ognuno di voi ha così tante risorse meravigliose che vengono trascurate o percepite solo vagamente. E anche quando le percepite, non vi viene in mente di offrirle alla vita. Quando lo fate volontariamente, qualcosa deve cominciare ad accadere. Avverrà un grande movimento interiore che non avete motivo di temere, perché tutto deve avvenire in perfetto ordine e armonia.

  8. Voi, quali individui, potete cambiare il vostro essere creature isolate, che tengono i propri beni solo per sé, e a volte lasciandoli anche completamente inutilizzati senza mai avere l’intenzione di donarli a beneficio della vita e dell’evoluzione, tranne forse in modo vago. Nel momento in cui passate al nuovo stato in cui dedicate deliberatamente il meglio di ciò che siete alla vita, il cambiamento in voi e nella vostra esperienza esterna sarà così drastico che le parole non riescono neanche a descriverlo. Ciò che prima era difficile, laborioso, spaventoso, deprimente, forzato e desolante diventerà facile, autoperpetuante, rilassato, sicuro e luminoso. Sentirete allora un profondo senso di unità con il mondo, con gli altri, con l’intero processo della creazione.

  9. Finché questo cambiamento non avviene, sarete costretti a rimanere eternamente nel vortice di volere una cosa, e al contempo temerla. E questo è veramente una tortura. A volte desiderate di più, altre volte temete di più. Il risultato sarà problematico, doloroso e pieno di conflitti, perché tirate e spingete in direzioni opposte. Nel momento in cui cambiate il vostro atteggiamento nel modo che vi ho appena descritto, tutto andrà a posto automaticamente. Questa è la vera chiave. La lotta tra il volere e temere la vicinanza con gli altri, così come anche di volere e temere il contatto intimo con il proprio sé più profondo non può essere risolta decidendo di rinunciare a una delle due alternative della vicinanza o della separazione. Questo non potrà mai funzionare. Può essere risolto solo quando si rinuncia ad avere scopi negativi e distruttivi e si offre con gioia alla vita il meglio di ciò che si è. Solo allora si sente veramente che non vi è nulla da temere dalla vita, tranne la propria distruttività. Quando si rinuncia a questa distruttività, si trova la chiave della vita.

  10. Dedicate qualche minuto ogni giorno a pensieri come questi:

  11. "Qualunque cosa io sia già, voglio dedicarla alla vita. Voglio deliberatamente che la vita faccia uso del meglio di ciò che ho da dare e di ciò che sono. Forse in questo momento non so bene in che modo tutto questo possa avvenire, ma anche se ho qualche idea, mi lascerò guidare dalla più grande intelligenza e saggezza nel profondo di me. Lascerò che sia la vita stessa a decidere come possa avvenire uno scambio fruttuoso tra lei e me. Perché qualsiasi cosa io dia alla vita, l’ho già ricevuta da essa, e desidero restituirla al grande bacino cosmico per portare maggiori benefici agli altri. Questo, a sua volta, non può che arricchire la mia vita nell’esatta misura in cui io dò volentieri alla vita: perché, in verità, io e la vita siamo uno.

  12. Quando mi trattengo dal vivere, mi trattengo da me stesso. Quando mi trattengo dagli altri, mi trattengo da me stesso. Qualunque cosa io sia già, voglio lasciarla fluire nella vita. E tutto ciò che in più può essere utilizzato in me, e che è ancora in attesa di essere portato a compimento, io richiedo, decido, e desidero che sia utilizzato in modo costruttivo, così da arricchire l’atmosfera intorno a me".

  13. Se tali pensieri fossero deliberatamente perseguiti e profondamente intesi, i problemi dovrebbero risolversi da soli, il dolore cesserebbe, le soluzioni apparirebbero all’orizzonte, anche a problemi che fino ad allora sembravano assolutamente insolubili. Posso assicurarvi, amici miei, che questa promessa, così come tutte le altre promesse che vi ho fatto, sarà mantenuta e si rivelerà reale.

  14. D’altra parte, se pronunciando queste parole, sentite una riluttanza interiore, l’assenza di una corrente di energia, o una resistenza, allora sapete che cosa è responsabile di quel dolore che sentite nel vostro isolamento e di quel dolore che provate quando siete in relazione con gli altri. Questi sono entrambi la stessa cosa. Nella misura in cui soffrite di isolamento, in quella stessa misura ogni relazione non può che essere per voi problematica e dolorosa. Nella misura in cui fate resistenza a superare l’isolamento, anche questo non potrà che essere doloroso. La chiave sta nel desiderio di offrire alla vita ciò che già siete e tutto ciò che ancora potete essere. Quando seguite questo desiderio, automaticamente liberate e portate a compimento più potenzialità nascoste di quelle che potreste visualizzare in questo momento, mentre siete ancora nel vostro doloroso isolamento.

  15. Per essere in armonia con la vita, richiamate prima volontariamente i poteri che sono in voi. Sapere che essi esistono, anche prima di averli sperimentati pienamente, dovrete attivarli in qualsiasi modo costruttivo voi scegliate, a condizione di avere deliberatamente dichiarato di accettare la loro realtà.

  16. Il secondo approccio per raggiungere questa grande armonia con l’universo, con il vostro vero sé e con gli altri, è quello di coltivare, nel profondo di voi stessi, un atteggiamento complessivo compatibile con le potenze superiori presenti nel nucleo del vostro essere. Tale atteggiamento compatibile comporta una completa costruttività in tutti i vostri sforzi, i vostri desideri e i vostri obiettivi. Se affrontate ogni situazione con la totale onestà, invece che nel solito modo superficiale di affrontare le situazioni della vita, gli scopi distruttivi inconsci cadranno. Prestare solo un’attenzione superficiale al sé per come si manifesta nelle varie situazioni della vita, vi fa trascurare il fatto che spesso si dà per scontato uno scopo positivo generale, che è però solo secondario, mentre lo scopo primario della personalità è in realtà negativo. Celare lo scopo distruttivo più potente, può essere un atto sottile, ma che ha comunque un grande impatto. Attraverso l’incontro totale con ogni problema così come si presenta, e facendo piena attenzione ad ogni aspetto di esso, compresi i vostri veri sentimenti e desideri, troverete qual è il vostro atteggiamento reale e come potrebbe essere più costruttivo, più sincero, più giusto. Se questo approccio viene coltivato, allora il voi esterno sarà compatibile con i poteri divini dentro di voi.

  17. Alcuni coltivano solo uno di questi due approcci. Essi si concentrano solo sull’attivazione dei poteri nascosti; altri si concentrano sull’incontro con se stessi e con la loro distruttività esterna per eliminare quest’ultima. Entrambi questi approcci hanno un grande valore, ma se uno viene perseguito senza l’altro, i risultati non potranno che essere limitati. È così facile trascurare ciò che c’è veramente: nel primo caso, si trascura la negatività; nel secondo approccio, la mancanza di consapevolezza dei potenziali positivi limita le possibilità della loro realizzazione. Il modo più efficace è applicare entrambi gli approcci. Se entrambi vengono coltivati, e se contemporaneamente desiderate veramente contribuire alla vita in qualsiasi modo possibile con tutto il bene che è in voi, vedrete come un enorme potere sia già all’opera in voi. Sperimenterete veramente la pace, la sicurezza e la vitalità che seguiranno quando attiverete il vostro essere interiore.

  18. Un altro ostacolo al desiderio di contribuire alla vita con tutta la forza del proprio essere, è l’errata e radicata convinzione che se si dà qualcosa alla vita, ci si impoverisce. Al contrario, si crede erroneamente che solo quando si prende e ci si occupa unicamente del proprio piccolo vantaggio personale, ci si può arricchire e rendere giustizia al proprio piacere e ai propri desideri. Questa convinzione radicata governa e motiva tutti voi, almeno in una certa misura. È proprio dove questa convinzione esiste nella vostra vita che incontrate problemi e frustrazioni, perché la falsità di questa convinzione vi fa agire, pensare e sentire in un modo dannoso per la vita e per gli altri, e quindi inevitabilmente anche per voi stessi. Poiché non siete consapevoli della forza della vostra convinzione errata e, inoltre, non sapete nemmeno che si tratta di una convinzione errata, non capite perché i vostri sforzi alla fine non funzionano. Vi coinvolgete sempre più nella confusione e nelle reazioni a catena negative di cui non si riesce a capire la natura e il significato.

  19. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità della convinzione che ci siete o voi o l’altra persona. Vi raccomando quindi una meditazione profonda in cui in primo luogo cercate di determinare in che cosa e in che misura avete questa convinzione erronea. Una volta che siete completamente consapevoli di quanto questa convinzione vi controlli a livello dell’io, vi consiglio di pensare a queste parole e di cercare di comprenderle al livello che detiene la visione opposta e veritiera. Confrontate questo concetto egoistico con la conoscenza più profonda che solo desiderando di aggiungere qualcosa alla vita potete realizzare che nessun piacere possibile vi sarà mai negato. Allora tutta la vostra psiche sarà orientata in modo costruttivo; il più alto piacere dovrà manifestarsi per voi perché siete attivati e mossi in modo costruttivo, e non dall’egoismo o da qualsiasi altro atteggiamento distruttivo. L’isolamento e l’atteggiamento di "io contro l’altro" saranno sostituiti dal "io e l’altro".

  20. Quando la vostra psiche è orientata verso "io e l’altro", non c’è più conflitto tra dare e ricevere. Non c’è più rifiuto di arricchire alla vita; di conseguenza, dovranno cessare anche il dolore e la sofferenza profonda, l’isolamento e il conflitto, la colpa e la frustrazione. Allora le persone non dovranno passare attraverso la terribile lotta che patiscono nel loro isolamento, desiderando da una parte di unirsi gli altri, e nel momento in cui ci riescono, di respingerli. E nel momento stesso in cui le persone eliminano le barriere a causa dell’insopportabile dolore dell’isolamento, già costruiscono nuove barriere perché la paura della vicinanza le travolge. Questa paura deriva dall’errata convinzione negativa di doversi salvaguardare per non essere annientati. E le persone mantengono questa errata convinzione della natura maligna della vita solo nella misura in cui i loro stessi obiettivi più intimi, almeno in parte, sono distruttivi e hanno un carattere maligno. Questo circolo vizioso tra la pericolosità della vita e il bisogno di mettersi contro la vita, può essere spezzato solo quando si desidera contribuire generosamente alla vita. Allora, e solo allora, una persona scoprirà che la vita è benigna in pari misura al suo io più profondo - né più né meno.

  21. La paura di riunirsi, di incontrarsi, di avvicinarsi, di avere un contatto intimo, persiste finché la psiche dell’individuo è orientata negativamente. In tal caso l’unione farà paura e apparirà come una questione di "io contro l’altro". Finché la profondità della propria psiche è piena di paura - e si sentirà spaventata nel perseguire obiettivi negativi e distruttivi - la libera espressione di sé verrà sentita come pericolosa, così come anche il contatto con gli altri, e abbandonarsi alla beatitudine dell’unione deve essere disperatamente evitato poiché minaccia di far cadere il controllo. Senza questo controllo, i vostri obiettivi distruttivi potrebbero prendere il sopravvento e minacciare l’annientamento. Finché gli obiettivi distruttivi persistono e preoccupano la psiche, rinunciare al controllo vi deve apparire come morire, come la rinuncia all’egoismo e alla sicurezza. Perciò, al fine di preservare la propria individualità, l’unico modo possibile sembra essere la costruzione di barriere intorno al sé. Solo questo sembra mantenere il sé intatto. La tragedia di fondo è che, finché esistono obiettivi distruttivi nella psiche, l’isolamento dà un senso di identità e sembra preservare la propria individualità. Eppure solo in un contesto negativo la perdita di controllo porta alla morte o alla perdita di potere su se stessi. In definitiva, il malessere mentale è causato da questo conflitto.

  22. Ma quando la vostra psiche non crede più nell’"io contro l’altro", ma nell’ "io e l’altro", e quando, quindi, date ciò che avete e ciò che siete alla vita, allora non temerete più la perdita del controllo, perché la perdita del controllo dell’io vi porterà a un maggiore controllo in un senso migliore, più pieno e più sano. Con una psiche completamente costruttiva, la personalità può fidarsi delle sue espressioni libere, spontanee e incontrollate. Può abbandonarsi alle forze interiori, in modo che vi sia un’unità vibrante e fluida tra il sé e la forza vitale. Questo appare come un atto di rinuncia al controllo diretto. Ma è proprio attraverso questo atto che si attivano poteri più costruttivi nel profondo del proprio nucleo; essi rendono il sé sempre più adeguato e gli danno più controllo sulla vita, in maniera tale da poter determinare il proprio destino nel migliore dei modi.

  23. Tenere stretto e controllare il sé è necessario solo quando nella psiche vi è negatività. Altrimenti gli obiettivi distruttivi non solo si fanno visibili al sé e agli altri, ma potrebbero anche prendere il sopravvento, manifestandosi in azioni distruttive. Quindi il controllo sembra indispensabile, un controllo che impedisce l’unione, impedisce la libera espressione di sé e una vita rilassata e gioiosa. Più stretto è il controllo, maggiore è il pericolo che questo movimento interiore falsato diventi insopportabile a causa della sua rigidità, fino a che la psiche esausta non si perderà poi in un processo di forte auto-alienazione. Questo spiega l’apparente paradosso per cui rinunciare al controllo porta a un controllo migliore, mentre aggrapparsi strettamente al controllo dovrà infine portare alla perdita del controllo stesso. Tutte le grandi verità spirituali sembrano contraddittorie in superficie. Per percepire l’unità dietro tali contraddizioni, è necessario ascoltare con il proprio essere interiore e non cercare di comprendere solo con l’intelletto. Il modo migliore per verificare tali affermazioni è vivere la loro verità - e questo può essere fatto solo seguendo i passi sul vostro sentiero.

  24. Molti di voi, amici miei, sono quasi vicini a questa soglia, a questa importantissima transizione, in cui lasciate la vita isolata dell’egocentrismo e dell’avidità. Voi esigete il massimo dagli altri e contemporaneamente temete che gli altri, non solo non soddisfino le vostre richieste, ma anche che pretendano da voi quello che voi credete sia pericoloso dare. Quando una persona è ancora in questo stato, non può che sentirsi profondamente turbata. Ma la soglia per passare da questo stato alienato al nuovo stato armonioso, descritto in questa lezione, è così vicina e così facile da attraversare.

  25. Se riuscite a permettere a queste parole di riempire non solo il vostro intelletto, ma anche il vostro essere interiore e diventare sinceri nella vostra buona volontà di trovare la verità di "me e l’altro", sperimenterete quanto sicura, facile e gioiosa diventa la vita quando vi liberate della pseudo necessità di perseguire obiettivi negativi. Quando, per dispetto, volete sconfiggere la vita, gli altri e voi stessi, trattenete il meglio di voi dalla vita per la cosiddetta sicurezza e soddisfazione dei vostri scopi negativi. Questi obiettivi negativi dovranno diventarvi così coscienti da potervi guardare letteralmente in faccia. Solo allora la loro inutilità potrà essere così palesemente compresa che la personalità ne potrà fare a meno. Non avrete più bisogno di combattere e ostacolare ciò che desiderate di più, cioè la profonda soddisfazione di essere completamente voi stessi, il che significa anche essere accettati da un’altra persona per come siete realmente, senza maschere e finzioni, senza meccanismi di scissione, che ancora pensate di dover usare. Quando farete a meno delle maschere e delle barriere che avete alzato con tanto ardore per tutta la vita, sarete liberi e saprete che ciò che siete è buono. Ma questa conoscenza potrete averla solo quando offrite alla vita ciò che è già buono in voi.

  26. "Io contro l’altro" è tutta la lotta umana. Per quanto questo sia semplice, voi come individui non potete capire queste parole a meno che non abbiate fatto qualche progresso su un sentiero che vi conduce nel profondo di voi stessi. Allora saprete cosa significano queste mie parole. Man mano che imparerete ad assimilarle interiormente, vi avvicinerete a questa soglia per superarla. Tutti voi potete fare il primo passo ora con una meditazione molto semplice:

  27. "Decido di rinunciare al pensiero errato dell’“io contro l’altro’. Non c’è davvero nessun conflitto, quindi posso dare tutto me stesso. Non solo chiedo aiuto dal profondo, ma decido di dare il meglio di me stesso alla vita, senza paura. Ogni paura che ancora si annida in me è un errore, e decido di liberarmi da questo errore e di darmi alle forze divine alle quali mi apro totalmente. Desidero profondamente comprendere la verità che ‘Io e gli altri siamo uno’, il che significa che non vi è nessun conflitto. Posso quindi dare il meglio di me stesso. Mi arrendo a queste forze superiori affinché questo dono di me avvenga in armonia, in rettitudine, senza tenzione e senza sforzo".

  28. Chiunque mediti in questo modo accresce il potere, la vita, la pace e la luce dentro di sé. Tutte le lotte e i dolori dovranno, prima o poi, cadere in proporzione a quanto questo atteggiamento sarà veramente sentito e vissuto. Usate questa chiave, amici miei, e tutto il resto vi sarà dato. È la chiave più grande che molti di voi sono veramente pronti ad utilizzare, a condizione che evitiate di usare parole superficiali che non hanno un significato interiore. Molti di voi sono ora al punto in cui possono veramente intendere queste parole e aprirsi a questo nuovo atteggiamento. E allora la vita per voi comincerà veramente.

  29. I primi passi potranno essere quelli di usare questa semplice e bella formula come atteggiamento generale verso la vita. Man mano che assaggerete e proverete questo approccio fondamentale alla vita, sarete in grado di applicarlo a problemi specifici. Quando lo guardate da vicino, ogni problema potrà finalmente essere ricondotto al semplice comune denominatore di temere di dare se stessi e di coltivare un atteggiamento negativo, distruttivo, o almeno di negazione nei confronti della vita. Questo è il motivo per cui avete questo problema, e finché questo atteggiamento prevale, questo problema particolare dovrà rimanere. Non riuscite ad affrontare particolari situazioni proprio per il fatto che vi trattenete e perché credete nell’ "io contro l’altro". Le conseguenze di ciò sono che, attraverso una serie di reazioni negative a catena, voi venite effettivamente danneggiati, da farvi sembrerà che la conclusione "io contro l’altro" sia un presupposto corretto. Più credete a questo presupposto, più sarete effettivamente danneggiati nelle vostre aree problematiche.

  30. Il fatto curioso è che le persone possono essere perfettamente consapevoli della verità e avere un atteggiamento positivo e costruttivo verso la vita in certe aree, perciò sono soddisfatte e felici lì dove non c’è lotta, nessun conflitto, e dove tutto procede facilmente, perché le reazioni a catena positive si auto-perpetuano. Allo stesso tempo però, nelle loro aree problematiche, le persone rispondono alla vita in modo totalmente opposto - eppure non sono consapevoli della differenza della loro risposta alla vita. Non vedono che la loro percezione è la ragione della loro "fortuna" o la loro "sfortuna", della loro realizzazione o la loro frustrazione. Questo è il motivo per cui il confronto con se stessi è di così grande importanza, il vedere ciò che realmente si pensa, si sente e si fa.

  31. Quando scoprite la differenza del vostro atteggiamento verso i vari aspetti della vita e la corrispondente differenza di manifestazioni ed esperienze, vi sarà più facile passare da "io contro l’altro" a "io e l’altro" nelle aree problematiche. Sarà allora più facile abbandonare la resistenza ad usare la chiave del voler dare con forza il meglio di sé alla vita.

  32. DOMANDA: Può spiegarci come l’aggrapparsi al controllo porti alla perdita del controllo?

  33. RISPOSTA: Quando esiste un conflitto perché si crede in "io contro l’altro", si deve esercitare un forte controllo. Allora si dice: "Devo mantenere il controllo su me stesso, altrimenti verrò danneggiato". Tale controllo si basa su una conclusione sbagliata, nasce da una concezione dualistica della vita, e quindi deve essere un controllo dannoso e limitante. Mette le catene alle vostre migliori facoltà e impedisce alle migliori facoltà degli altri di raggiungervi e influenzarvi. Mentre esercitate tale controllo, il meglio di voi non può uscire e raggiungere gli altri. Il meglio negli altri non può raggiungere voi.

  34. Il controllo, in questo caso, è uno stretto muro costituito dalla paura e dalla credenza dualistica per cui l’essere umano deve difendersi dalla vita trattenendo il meglio di sé, e il meglio che può essere. Questa credenza erige un muro impenetrabile di errori e difese. Più forte è il controllo, più grande è il muro, e più ci si allontana dal meglio di se stessi e degli altri, da tutto ciò che è vero, reale, costruttivo, vivo e gioioso. Dietro il muro si soffre la separazione dagli aspetti più belli della vita, che include anche gli aspetti più belli di voi stessi.

  35. Quando l’energia viene sempre utilizzata in modo infruttuoso e futile, come quello di costruire muri che tengono fuori il meglio della vita, deve arrivare il momento in cui si perde il controllo e quindi non si è più in grado di affrontare la vita nel suo corso. Non si è allora in grado di utilizzare le proprie risorse personali perché si ha quasi troppa paura di scoprirle. Trovarle ed esserne consapevoli porta ad un flusso naturale di unione che permette agli altri di compartire i vostri beni. Questa è la natura di ogni cosa buona. Il bene non può esistere da solo. Deve comunicarsi agli altri, include sempre gli altri. Quindi, quando temete di essere inclusi dagli altri, siete costretti a negare il meglio di voi. Questo può essere verificato da tutti voi quando rilevate una leggera sensazione di ansia e di disagio alla sola idea di permettere al meglio che c’è in voi di dispiegarsi. Vi è un meccanismo che lo trattiene, che fa apparire più sicuro essere improduttivi, privi di quegli aspetti naturalmente orientati ad includere gli altri, e ad unirsi alla vita. L’ironia, naturalmente, è che senza queste risorse le persone non possono vivere adeguatamente e affrontare tutto ciò che incontrano. Pertanto, il tipo di controllo che inibisce le persone e le protegge dalla vita deve portare a una perdita di controllo, a un’incapacità di far fronte alla vita, in qualsiasi modo questo si manifesti per ogni particolare individuo.

  36. Quando si è nell’unità dell’essere, non c’è nessun “o questo o quello”, perché è sempre "io e l’altro", e allora non c’è più conflitto tra dare e ricevere. Non ci può essere alcun conflitto di controllo. Se non avete paura di dare, potete ricevere pienamente; non sarà possibile essere trattati male. Quando avete paura di dare, non potete essere aperti a ricevere. È impossibile. Perciò siete costantemente a corto di denaro. E in questa situazione si rafforza la conclusione sbagliata, per cui vi chiudete ancora di più. Ma quando siete nella verità dell’unità, usando la vostra libertà per offrire alla vita ciò che siete, questo vi farà sentire completamente a vostro agio nel ricevere. Questo fatto lo potete osservare facilmente.

  37. Nella misura esatta in cui avete paura di dare voi stessi, vi sentite anche a disagio quando ricevete, anche se volete ricevere. Così spingete sottilmente via ciò che vi viene dato. Anche se il vostro scopo infantile ed egoista è quello di ricevere il più possibile e dare il meno possibile, questo non può accadere - non solo perché gli altri rifiutano un accordo così ingiusto, ma perché voi stessi vi chiudete a questo. La vostra psiche non può rispondere alla verità e alla legge spirituale - quindi non può aprirsi a ricevere quando rifiuta di dare. È più del senso di colpa, più della conoscenza profonda che non meritate di ricevere quando rifiutate di dare, più dell’espiazione di questa colpa che vi fa rifiutare di ricevere. È una semplice equazione matematica, o una legge della fisica. Queste leggi non possono essere infrante; contengono il loro proprio ordine. È una questione di compatibilità psichica.

  38. Solo la psiche che è nella verità e può quindi dare il suo meglio tranquillamente e senza dolore - e c’è una differenza tra dare ciò che si ha e dare ciò che si è - sperimenterà la grande sicurezza e la gioia di questo atto. In proporzione esatta, una tale persona può di conseguenza ricevere comodamente, senza dolore e con gioia, fino a quando gli aspetti del dare e del ricevere divengono veramente uno solo. Quando non c’è sforzo nel dare se stessi, non ci sarà sforzo nel ricevere, e quindi nessuna frustrazione. La persona non si sentirà più imbrogliata perché non imbroglia la vita, trattenendola. Quindi, il controllo stretto e ansioso diventerà del tutto superfluo.

  39. Il controllo che vi proibisce di dare il meglio di voi stessi, deve per forza impedirvi di usare i poteri migliori e più elevati a vostro vantaggio. E questi poteri rimangono inutilizzati; sono coperti a tal punto che la loro stessa esistenza viene ignorata. Quell’aspetto di tutti gli esseri umani che è l’unico competente a guidarli e ispirarli, non può attivare questi poteri finché le persone rimangono nella condizione di aggrapparsi a un controllo ansioso.

  40. Vi lascio ora con la richiesta, l’augurio e la speranza che tutti voi che siete qui presenti e tutti coloro che leggono queste parole usino la formula che vi ho dato. Usatela il più possibile. Vogliate usarla! Avrà un grande potere di guarigione. Cambierà ciò che è spento e morto in un flusso vitale dinamico. Cambierà ciò che è senza speranza in speranza luminosa, ciò che è spaventoso in profonda sicurezza e fiducia. Cambierà la vostra vita dalla costrizione alle possibilità illimitate. Cambierà l’oscurità e l’isolamento in luce, unione, compagnia, intimità, e la consapevolezza che siete amati così come siete, perché amate così come siete. Cambierà il vostro stato di solitudine e vuoto in uno di abbondanza sotto ogni aspetto. Amici miei, queste non sono semplici parole o teorie, che potete vagamente credere che siano destinate ad un futuro lontano. Sono verificabili per ognuno di voi ogni volta che scegliete di testare la verità di queste parole.

  41. Siate in pace, siate voi stessi, siate in Dio!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 138 - The Human Predicament of Desire for, and Fear of, Closeness
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